IL MORBO DEL Cannibalismo

Esiste una ragione biologica per cui il cannibalismo è un tabù in quasi tutte le culture: mangiare altri esseri umani può portare alla morte. Nello specifico, nutrirsi di carne umana provoca il cosiddetto “kuru”, una malattia del cervello simile al morbo della mucca pazza.

Come registrato dagli antropologi, il popolo Fore della Nuova Guinea pratica l’antropofagia, un’usanza sempre meno diffusa tra le nuove generazioni. Fino agli anni ‘50 i membri di questa tribù erano soliti divorare i corpi dei parenti per purificare i loro spiriti.

Migliaia di Fore morirono a causa del “kuru”, ma non tutti: durante gli ultimi 200 anni, infatti, alcuni di essi avevano sviluppato una mutazione genetica che li rendeva immuni al morbo.

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Alcuni membri della tribù Fore di Papua Nuova Guinea

ANIMALI CANNIBALI (MA NON TROPPO)

Il cannibalismo è raro nel regno animale, con qualche eccezione. In un articolo di Natalie Angier, giornalista scientifica del New York Times, si fa riferimento al rospo della canna, al ragno dal dorso rosso e altri animali come divoratori della loro stessa specie.

In particolare il rospo della canna preferisce di gran lunga nutrirsi delle sue uova, piuttosto che quelle di un’altra specie. Come riportato dalla giornalista, i ricercatori indicano almeno tre motivi che spingerebbero l’animale verso la pratica del cannibalismo: accelerazione della crescita, eliminazione di rivali futuri e sfruttamento di una risorsa presente in abbondanza.

IL CANNIBALISMO COME MEDICINA

Numerosi sono i casi di antropofagia nel corso della storia, ma quello più bizzarro è certamente l’impiego di questa pratica come trattamento medico. Tra il 1600 e il 1800 i boia della Germania svolgevano anche un secondo lavoro: vendere le parti del corpo rimaste dopo l’esecuzione come medicina.

Accanto al grasso umano come rimedio per ossa rotte, distorsioni e artrite sotto forma di balsamo, le farmacie offrivano anche carne e ossa umane: nelle cronache dell’epoca si parla addirittura di una polvere -realizzata con un teschio umano– per curare l’epilessia.

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Un uomo della tribù Aghori con un teschio umano

CANNIBALISMO VS ANTROPOFAGIA

Antropologi e scienziati preferiscono di gran lunga il termine “antropofagia” a quello di “cannibalismo”, una parola che nel corso dei secoli ha indicato pratiche profondamente diverse tra loro, dagli antichi rituali fino ad un’estrema forma di sopravvivenza.

Il termine “cannibalismo” deriva da un’alterazione di “caribe”, parola della lingua dei Caraibi che significa “ardito”, con cui gli spagnoli finirono per indicare la popolazione presente in quell’area. Ben noti sono i racconti dei coloni sull’antropofagia messa in atto dalle tribù caraibiche, ma studi recenti presentano numerosi dubbi sulla loro veridicità: più probabilmente fu una tattica propagandistica per fermare ogni moto anticoloniale da parte di altre potenze europee.

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Un’incisione raffigurante la pratica del cannibalismo in Brasile

COLONI E COMUNISTI CHE MANGIANO I BAMBINI

Complice la fortunata filmografia di genere, il cannibalismo viene spesso associato alle tribù della foresta Amazzonica. In realtà, come descrive Timothy Snyder nel libro “Terre di sangue” (2011), l’antropofagia divenne una macabra abitudine anche nell’Ucraina del 1933.

A causa della gravissima carestia dovuta alle politiche del regime sovietico, lo Stato si vide costretto a istituire una squadra anti-cannibalismo: centinaia di persone furono accusate di aver mangiato i loro vicini di casa o, in alcuni casi, persino membri della famiglia.

Altrettanto noti sono gli atti di cannibalismo avvenuti nel corso del 1600 a Jamestown, un insediamento nella colonia della Virginia. Nello specifico, nel 2013 gli archeologici trovarono alcuni segni sul cranio di una giovane ragazza: la prova inconfutabile di come fosse stata divorata dagli altri coloni durante il difficile inverno del 1609.

Adesso che sai tutto sul cannibalismo, non ti resta che aspettare il 24 settembre per vedere The Green Inferno nelle sale italiane. Sicuro di avere lo stomaco abbastanza forte?