Last call, il primo horror interattivo

L’idea è nata in Germania nel 2010: un film horror interattivo, dove la protagonista -una malcapitata bionda in fuga da un pazzo omicida- si muove e agisce seguendo le indicazioni di uno spettatore presente in sala.

Lasciando il proprio numero di cellulare alla cassa, si entra automaticamente nella rosa dei possibili candidati al gioco. Durante il film uno dei telefonini squillerà e il proprietario dovrà rispondere, per poi interagire con la protagonista. Cercando di portarla fuori dall’incubo.

the green inferno

Una scena di Last Call, il primo horror interattivo

Anche il genere horror quindi non è immune dai cambiamenti del tempo. E mentre il regista Eli Roth fa un uso sapiente dei suoi canali social, non può fare a meno di porre al pubblico nuove, pericolose domande.

The evil that man do

Può un tweet salvare la foresta Amazzonica? Eli Roth mostra una certa perplessità su questo punto: “Ho scritto una storia su un gruppo di studenti che vogliono prendere una scorciatoia, risolvendo i problemi del mondo attraverso Internet -spiega il regista- Credo che un tweet possa dare maggiore consapevolezza, ma non è certo in grado di fermare i signori della guerra”.

In The Green Inferno, Alejandro (Ariel Levy), giovane attivista pericolosamente seducente, accusa i suoi compagni di “attivismo da poltrona”: “Avete mai fantasticato di salvare una tribù in via d’estinzione, proteggendola da una civilizzazione invadente?” – dice fissando l’obiettivo. E mentre tutti annuiscono, aggiunge: “Certo. E cosa avete fatto in proposito?”.

the green inferno eli roth

Una scena di The Green Inferno

Inizia così questo viaggio infernale, dove nessuna buona azione resterà impunita. Portando i protagonisti alla scoperta del male più atroce: quello che solo gli uomini sono in grado di fare.