Tutto ha inizio nel 1979, quando il piccolo Eli Roth rimane folgorato da Alien, capolavoro di Ridley Scott, il cineasta che per primo ha ibridato la fantascienza con l’horror della contaminazione.

Dopo decenni di avventure spaziali in cerca di nemici, il regista americano seppe resuscitare paure sepolte nell’inconscio, creando un’odissea impervia e claustrofobica, inaugurando così gli incerti e angosciosi anni ’80 con un nuovo e fortunatissimo genere.

Ed è proprio grazie ad Alien che Eli Roth si appassiona al cinema, realizzando ben 50 cortometraggi amatoriali ancor prima di varcare la soglia del liceo. Con una predilezione quasi maniacale per il genere horror.

eli roth

L’impressionante Facehugger di Alien (1979)

Cinefilo incallito, appassionato di horror sin dalla più giovane età, Roth decide di portare alla ribalta un filone che sembrava ormai dimenticato: “I film horror sono sempre stati la mia passione, fin da piccolo -racconta il regista- Adoravo guardare film spaventosi e cruenti con i miei amici. Poi verso la fine degli anni ’90, questo genere era quasi sparito: il film horror vietato ai minori non esisteva più. Era come una forma d’arte morta“.

In tutti i suoi film Roth guarda al grande cinema horror e alla sua età dell’oro, quando anche un cineasta di prim’ordine come Stanley Kubrick decise di realizzare Shining (1980). Ma dopo l’uscita di Re-Animator (1985) di Stuart Gordon e il breve lampo di Scream nel 1996, Hollywood mette da parte questa lunga tradizione, ormai non più remunerativa: “La gente diceva: ma se tutti muoiono, come facciamo a realizzare un sequel?”, spiega Roth.

Fu così che il giovane cineasta sceglie di recuperare un genere perduto, infondendogli nuova linfa e inedito vigore, impreziosendolo con omaggi e riferimenti ai grandi classici.

La strada gli viene indicata da Sam Raimi, uno dei suoi registi prediletti, che a soli 21 anni e con un budget di appena 350mila dollari aveva realizzato La casa (1981), classico immortale del cinema horror, frutto di un liceale in erba armato di Super-8 e tanta voglia di imparare.

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Eli Roth sul set di The Green Inferno, dal 24 settembre al cinema

Una delle peculiarità dell’horror è poi quella di non essere “star-dipendente” come gli altri generi. Spiega Roth: “Non hai bisogno di grandi stelle del cinema, ma solo di bravi attori, buone sceneggiature e un regista che sappia come realizzarle. La paura è la tua unica, vera star“.

Ed è la paura, alla fine, la chiave di tutto: “Adoro spaventare la gente -afferma il regista- Quando le cose vanno male e le persone capiscono di aver perso di controllo sulla realtà, hanno bisogno di uno sfogo, di un posto dove sia loro consentito di provare veramente paura. E quale rimedio migliore di un film horror?”

Il 24 settembre Eli Roth torna sul grande schermo con The Green Inferno. E la paura si nutrirà di te.